Riflessioni

Il viaggio come dimensione spazio temporale altra sì può rivelare una straordinaria occasione per conoscere noi stessi: un intervallo di ipervita durante il quale ci osserviamo per incontrarci un’altra prima volta. 

Passiamo la nostra infanzia ad ordinare il mondo, assegnando a ciascuna cosa il proprio posto, e il resto della vita a scandalizzarci nel vederlo stravolgere dall’intima e necessaria pulsione di quelle stesse cose.
 
La compagnia di un cane, se siamo fortunati, tra gli altri privilegi, ci permette di osservare, in un tempo relativamente breve, l’intera parabola della vita.
 
Alle volte sembra davvero che ogni istante che passa racchiuda in sé tutti i precedenti, fino ad arrivare al paradosso che tutto sia già sempre accaduto.
O ciò che è lo stesso: che sia già sempre un tutto accaduto.
 
Mi piace pensare alle manifestazioni della personalità di ciascun individuo come una musica dall’estensione melodica più o meno ampia e struttura armonica più o meno articolata.
 
Questa condizione di straniamento, questo essere ma non esserci, almeno non del tutto, è quella che mi informa e distingue innanzitutto e per lo più.
 
L’intelligenza artificiale nelle mani di miliardi di apprendisti stregoni, come topolino nel capolavoro di Disney Fantasia…!
 
Una delle cose che realizzi in età adulta (forse…) è che la vita non è giusta o ingiusta, significante o insignificante, ma semplicemente è: evidente, necessaria, indifferente.
 
Ogni volta che vivo una nuova storia d’amore, è solo l’ultima versione delle tante che della stessa storia ho già vissuto.
 
Paradosso della conoscenza in base al quale ciò che è, è infinita possibilità fino a quando non lo si conosce: da una parte l’oggetto della conoscenza già sempre è; dall’altra, proprio perché ancora sconosciuto, è pura potenza. 
…ogni volta che rimaniamo appesi all’esito di un esame, una sentenza, un amore…
 
Disteso sul caldo grembo di un fiero dormiveglia 
Tra intenzioni mancate e promesse tradite  
Senza alcuna voglia di nascere 
senza alcuna tentazione di esistere
 
Anche quando crediamo di averne il pieno controllo, la vita funziona sempre come le riprese di un film a basso costo: buona la prima! 
 
A volte la vita appare come l’ennesima ciclica improvvisazione sullo stesso identico canovaccio.
 
Penso l’intelligenza artificiale come un bambino di pochi anni perduto nella folla delirante del mondo, di cui per molto tempo sapremo ben poco. Poi un giorno, sulla strada verso casa, consumati dalla quotidiana estenuante missione, lo incontreremo già adulto, increduli e smarriti di fronte a ciò che sarà divenuto.
 
Più vado avanti con l’età e più mi sembra di vedere le cose dall’alto, sempre più distanti, sempre più piccole…!
 
Cerchiamo di rendere meravigliosa l’infanzia dei nostri figli, nipoti, perché attraverso loro riviviamo la nostra -o quella che avremmo voluto vivere- occhi negli occhi riconosciamo noi stessi stupefatti a vagare in un mondo magico perduto.
 
In viaggio, alla scoperta di nuovi luoghi e storie, preferisco affidarmi alle suggestioni danzanti della memoria piuttosto che alle immagini pietrificate di foto e coazioni a ripetere di video.
 
A volte, vengo come colto di sorpresa da un’inquietudine che a tratti sconfina nella paura. E non è mai chiaro se per qualcosa di imminentemente tragico, o gioioso.
 
La morte, eco di voci tra una generazione e l’altra, tra chi rimane e chi sparisce.
 
Ogni volta che preferisco la batteria alla scrittura, mi rifugio nella certezza della causalità, lontano dalla vertigine della creazione.
 
La mia vita qui senza desiderio e quindi senza tempo… Potremmo dire che il tempo è desiderio.
 
L’intelligenza artificiale ci entusiasma e impaurisce allo stesso tempo perché è il riflesso di quel principio imperscrutabile e quindi imprevedibile che sottende la natura umana.
 
Gli esseri umani tendono a ricreare l’eternità nella quotidianità, ostinandosi a rendere quest’ultima sempre più solida, rassicurante, inalterabile.